Visti per calciatori professionisti: cosa serve per giocare in Italia e all’estero
Perché i calciatori professionisti hanno bisogno di un visto
Nel calcio moderno, i trasferimenti internazionali sono all’ordine del giorno. Tuttavia, spostarsi da un Paese all’altro per giocare a calcio non è mai una semplice formalità: ogni calciatore straniero deve infatti ottenere il visto e il permesso di lavoro adeguati prima di poter essere tesserato e scendere in campo.
Questo vale sia per i calciatori stranieri che arrivano in Italia, sia per i calciatori italiani che si trasferiscono all’estero, ad esempio in Premier League, in Arabia Saudita, nella MLS americana o nei campionati asiatici. Le procedure variano dunque da Paese a Paese e, se non gestite correttamente, possono causare ritardi nel tesseramento o addirittura bloccare il trasferimento.
Calciatori stranieri in Italia: come funziona il visto sportivo
I calciatori extracomunitari che intendono giocare in Italia devono ottenere un visto per attività sportiva, disciplinato dal D.Lgs. 286/1998 (Testo Unico sull’Immigrazione). Si tratta quindi di un visto di lavoro subordinato specifico per sportivi professionisti.
La procedura prevede i seguenti passaggi principali:
- La società sportiva italiana presenta richiesta di autorizzazione al lavoro al CONI tramite la Federazione di appartenenza (per il calcio: la FIGC)
- Il CONI verifica la disponibilità delle quote annuali assegnate dal Governo italiano
- Una volta ottenuto il nulla osta, il calciatore richiede il visto presso il Consolato italiano nel proprio Paese d’origine
- All’arrivo in Italia, il calciatore deve richiedere il permesso di soggiorno entro 8 giorni lavorativi
È importante sottolineare che il numero di calciatori extracomunitari ammessi ogni anno è soggetto a quote governative. La FIGC, inoltre, assegna le quote esclusivamente al settore professionistico. Questo significa che, se le quote sono già esaurite, la richiesta può essere respinta indipendentemente dal valore del giocatore.
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Calciatori italiani in UK: il Governing Body Endorsement (GBE)
Dopo la Brexit, il Regno Unito ha introdotto un sistema completamente nuovo per i calciatori stranieri. Dunque, anche i calciatori italiani che vogliono giocare in Premier League, Championship o nelle serie inferiori devono ottenere il visto International Sportsperson, che richiede prima di tutto il Governing Body Endorsement (GBE) rilasciato dalla Football Association (FA).
Il GBE si basa su un sistema a punti che valuta:
- Le presenze in Nazionale (senior e giovanili)
- La qualità del campionato di provenienza
- La posizione raggiunta in classifica con il club
- Le presenze nei club in competizioni nazionali e internazionali
Per ottenere il GBE è necessario raggiungere un minimo di 15 punti. Tuttavia, dal 2023 è stata introdotta una categoria speciale chiamata Elite Significant Contribution (ESC), che consente alla FA di rilasciare l’endorsement anche a giovani talenti emergenti che non soddisfano ancora i criteri ordinari. I club di Premier League e Championship possono avvalersi di questa deroga per un massimo di quattro giocatori a stagione.
Per i calciatori italiani in Premier League, la procedura burocratica è quindi più complessa rispetto al passato: non basta più il contratto con il club, perché è necessario pianificare per tempo la richiesta di visto e GBE.
Calciatori in Arabia Saudita e negli Emirati: visto di lavoro sportivo
Negli ultimi anni, la Saudi Pro League e i campionati degli Emirati Arabi hanno attratto un numero crescente di calciatori professionisti italiani e internazionali. Tuttavia, per giocare in questi Paesi è necessario ottenere un visto di lavoro specifico, poiché si tratta di Paesi extra UE con normative di ingresso molto rigide.
In generale, per i calciatori che si trasferiscono in Arabia Saudita o negli Emirati sono richiesti:
- Contratto ufficiale con il club di destinazione
- Visto di lavoro rilasciato dalle autorità locali
- Certificato medico conforme agli standard locali
- Nulla osta dalla federazione calcistica di provenienza (Transfer Certificate FIFA)
- Assicurazione sanitaria valida nel territorio
È quindi fondamentale che la società sportiva e l’agente del calciatore gestiscano con anticipo tutta la documentazione, poiché i tempi burocratici possono essere lunghi e i requisiti variano da Paese a Paese.
Calciatori nella MLS e negli USA: il visto P-1
Per giocare negli Stati Uniti, i calciatori stranieri devono ottenere il visto P-1, riservato agli atleti professionisti internazionalmente riconosciuti. Si tratta dunque di un visto di lavoro non immigrante, che consente di svolgere attività sportiva retribuita per un club americano.
Per ottenere il visto P-1, il calciatore deve dimostrare:
- Di far parte di una squadra o di un programma atletico riconosciuto internazionalmente
- Di avere un contratto con un club della MLS o di un altro campionato professionistico USA
- Di possedere un livello di abilità atletica internazionalmente riconosciuto
La richiesta viene presentata dall’ente sportivo americano (sponsor) per conto del calciatore. Tuttavia, anche in questo caso è importante avviare la pratica con congruo anticipo, soprattutto in vista delle finestre di mercato.
Se hai bisogno di informazioni anche sul visto turistico o sull’ESTA per gli USA, puoi leggere la nostra guida: 👉 https://dev.salonbooking.it/esta-stati-uniti-quando-basta-e-quando-serve-il-visto-usa/
Calciatori in Asia: Giappone, Cina e altri campionati
I campionati asiatici, in particolare la J-League giapponese e la Chinese Super League, rappresentano una meta sempre più frequente per i calciatori italiani e internazionali. Anche in questo caso, tuttavia, è necessario ottenere un visto di lavoro sportivo specifico per ogni Paese.
In Giappone, ad esempio, il calciatore straniero deve ottenere un visto di lavoro per “Attività di spettacolo o attività sportive professionistiche”, mentre in Cina è richiesto un permesso di lavoro speciale coordinato tra il club e le autorità locali. Inoltre, in entrambi i Paesi è richiesto il Transfer Certificate FIFA e il nulla osta della federazione di provenienza.
Le tempistiche per questi Paesi sono spesso più lunghe rispetto all’Europa, pertanto è consigliabile affidarsi a professionisti esperti nella gestione di pratiche di visto internazionale.
Il ruolo dell’assicurazione sanitaria nei trasferimenti calcistici
Un aspetto spesso sottovalutato nei trasferimenti calcistici è l’assicurazione sanitaria internazionale. In molti Paesi, infatti, la polizza sanitaria è un documento obbligatorio per ottenere il visto di lavoro sportivo. Inoltre, per i calciatori che si trasferiscono in Paesi come Arabia Saudita, USA o Giappone, una copertura adeguata è fondamentale per proteggersi da spese mediche molto elevate.
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Perché affidarsi a InfoVisti per i visti sportivi
La gestione delle pratiche di visto per calciatori professionisti è un processo complesso, che richiede conoscenza approfondita delle normative locali, dei tempi consolari e dei requisiti federali. Affidarsi a professionisti esperti permette quindi di evitare errori formali che possono ritardare o bloccare il tesseramento.
InfoVisti supporta società sportive, agenti e calciatori nella gestione di:
- Visti sportivi per calciatori stranieri in Italia
- Visti di lavoro per calciatori italiani all’estero
- Permessi di soggiorno per attività sportiva
- Documentazione per trasferimenti internazionali
- Assicurazioni sanitarie conformi ai requisiti consolari
In questo modo, la pratica viene seguita in ogni suo aspetto, riducendo al minimo i rischi di ritardi o respingimenti.
Conclusioni: il visto è parte del trasferimento
Nel calcio professionistico moderno, il visto non è una semplice formalità: è una parte integrante del processo di trasferimento. Che si tratti di un calciatore straniero che arriva in Italia o di un italiano che si trasferisce in Premier League, in Arabia Saudita o nella MLS, la gestione corretta della documentazione è quindi essenziale per non vanificare mesi di trattative.
In sintesi, i punti chiave da ricordare sono:
- Ogni Paese ha requisiti specifici per il visto sportivo
- In Italia valgono le quote annuali del CONI e della FIGC
- Nel Regno Unito è obbligatorio il GBE post-Brexit
- Negli USA è necessario il visto P-1
- In Arabia Saudita e Asia i tempi burocratici possono essere lunghi
Se stai gestendo un trasferimento calcistico o hai bisogno di assistenza per un visto sportivo, InfoVisti può supportarti in ogni fase della pratica.
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